Come fare educazione sessuale a casa

Come fare educazione sessuale a casa

Quello che il nuovo DDL porta con sé, e come possiamo aiutare i nostri figli

Mi sono sviluppata in quinta elementare, ma mia madre non mi aveva ancora parlato delle mestruazioni.

Per fortuna, era successo pochi giorni prima a una mia amica e così, quando mi è arrivato il primo ciclo, non ho pensato di essere malata o a qualche altra tragedia. Qualcuno mi aveva già spiegato cosa stava accadendo.

Ma poi, quando arrivarono le scuole medie, non sapevo praticamente nulla di sessualità. Quello che ho imparato dopo l’ho appreso dai compagni di classe, tra battute, prese in giro, racconti confusi e informazioni tramandate da altri ragazzi della mia età, ben più attivi sul tema.

A casa mia, di corpo e sessualità si parlava poco. Ricordo delle fotocopie in bianco e nero con illustrazioni sugli animali, ma meglio ancora la piccola enciclopedia di mia mamma: pochi volumi tra gravidanza, maternità e sessualità che io sbirciavo le poche volte in cui il senso di colpa non prevaleva.

Volevo capire, ma avevo anche la sensazione che stessi guardando qualcosa che non avrei dovuto vedere.

Per questo oggi faccio fatica a leggere la notizia del nuovo DDL senza preoccuparmi. Il decreto elimina l’educazione affettiva e sessuale dalla scuola primaria e la limita alla scuola secondaria e superiore, subordinandola all’autorizzazione delle famiglie.

La domanda da farsi è molto concreta: chi accompagnerà i bambini nella scoperta del proprio corpo? Non tutti hanno adulti pronti ad affrontare questi temi con serenità; per molti trovare le parole giuste è difficile.

Il ruolo delle famiglie nell’accompagnare bambini e ragazzi verso una conoscenza consapevole della sessualità e dell’affettività diventa ancora più importante.

C’è qualcosa che dobbiamo però tenere a mente. Se la scuola rende questi temi così delicati e fondanti accessibili solo previo consenso delle famiglie, l’educazione alla sessualità e all’affettività diventeranno un privilegio di pochi.

Gli adolescenti che vivono in famiglie capaci di affrontare questi temi continueranno ad avere strumenti. Gli altri rischiano di cercare risposte altrove: nei coetanei, nei social, nella pornografia, nelle informazioni frammentarie del web.

E i bambini?

Sono i grandi assenti del nuovo decreto. Negando l’educazione affettiva alla scuola primaria mettiamo a rischio la possibilità di crescere adolescenti sicuri, consapevoli, preparati.

Come possiamo aiutare i bambini nella scoperta della sessualità, a casa

Non è negando ai bambini le informazioni legate alla sessualità che li potremo proteggere. Anzi, è esattamente il contrario.

Affinché ci sia la possibilità di creare un buon dialogo sull’argomento durante l’adolescenza, è necessario impostarlo sin da quando sono piccoli, a casa.
Dovremmo quindi spiegare ai bambini il concetto di parti intime, come la parte più privata del corpo. Sono le parti che si coprono con le mutande e il costume da bagno, proprio perché sono delicate e personali.

Inoltre, sarebbe necessario sdoganare i nomi corretti delle parti intime: nominiamo il pene, la vulva, il seno. Patatina e pisellino possono sembrare divertenti, ma non sono i nomi corretti. Non creiamo imbarazzo o vergogna nel nominarle correttamente.

Ma soprattutto, lavoriamo sul consenso e sul rispetto dei confini corporei. Spieghiamo che non è necessario accettare abbracci troppo forti o baci se non ne hanno voglia, sia dai loro coetanei, sia dagli adulti.

Consegniamo ai bambini una parolina magica, essenziale per la loro crescita affettiva e sessuale: la possibilità di dire NO!

Più creiamo tabù sulla sessualità a casa, meno i nostri figli condivideranno ciò che li turba o li incuriosisce.

Prossimamente tratterò il tema dell’educazione affettiva. Hai qualche domanda in particolare che vorresti farmi?

Il corpo nell’arteterapia

Corpo e movimento sono parti integranti in ogni incontro di arteterapia.

Per questo, sono molti i modi con cui affronto il tema della consapevolezza corporea nel setting. Uno dei più affascinati è il lavoro sulla sagoma corporea.

Il bambino si sdraia su un grande foglio di carta, io chiedo il permesso di disegnare i suoi confini corporei.

Poi il bambino si alza e osserva. Se trova la sagoma adatta può procedere alla personalizzazione attraverso il processo creativo.

Durante questo lavoro emergono aspetti del rapporto con il proprio corpo che non sempre trovano spazio nelle parole. Attraverso il processo creativo, tutte le parti di sé possono diventare visibili ed essere accolte.

Disegnare il proprio corpo significa imparare a guardarlo, riconoscerlo e sentirlo come un luogo sicuro da abitare: sostiene bambini e adolescenti verso l’accettazione totale di sé stessi.

Dalla libreria

Ecco un libro per parlare di sessualità ai bambini e poter così trattare il tema dei limiti e della prevenzione di abusi e contatti indesiderati.

Il tuo corpo è tuo di Lucía Serrano e Nube Ocho , 2023, Edizioni Siamo8.